21/03/2011
LA RIVINCITA DELL'OCCIDENTE
Ho cercato di dare una ragione a questa guerra alla Libia, ma per avere un quadro più chiaro delle motivazioni ho dovuto fare un passo indietro e ricominciare dai disordini avvenuti in Tunisia, che hanno visto come effetto le dimissioni del suo presidente (dicono anche dittatore) Ben Alì; disordini che sono proseguiti in Egitto e che in giorni relativamente brevi hanno visto le dimissioni anche del presidente (anch'esso dittatore) Mubarak.
Altri tentativi di ribellione dei propri cittadini sono avvenuti in Marocco e in Algeria, ma in questi ultimi Paesi pare che la protesta non abbia avuto gli stessi esiti, mentre nello Yemen gli scontri continuano ma, come si dice di solito: "nessuno se li fila", pur essendo caduti oltre una cinquantina di Yemeniti.
In altre occasioni si sarebbe potuto obiettare che sotto sotto era possibile ci fosse lo zampino degli occidentali e in particolare degli USA, ma sapendo benissimo che ogni guerra ha motivazioni diverse, sulla guerra in Libia i miei dubbi derivano dalla velocissima successione degli eventi.
Per quanto riguarda la Tunisia, credo proprio che a generare la protesta sia stata effettivamente la voglia dei giovani cittadini che, stanchi di subire la povertà, e "osservando" lo stile di vita occidentale attraverso la rete internet, hanno deciso di dire basta.
Per l'Egitto la situazione appare già diversa, perchè se la Tunisia non ha mai avuto "sostegno" dall'occidente, l'Egitto, al contrario, era (e continua ad esserlo) un fedelissimo partner occidentale, soprattutto nella collaborazione militare, e considerando che a detenere realmente il potere è l'Esercito, credo si sia trattato semplicemente di un cambio di leader-ship accettato fra le parti, considerando che Mubarak risiede comodamente a Sharm el Sheik.
E la Libia? Beh! in Libia credo che la situazione sia sfuggita di mano a tutti perchè la sommossa popolare, secondo me spinta dalla facilità con cui si sono risolte le stesse situazioni nei Paesi vicini, è stata "presa a cuore" da tutti quelli che avevano stretto interessi con Gheddafi, desiderosi di trattenere nelle proprie tasche tutte le risorse che, per effetto della globalizzazione economica, Gheddafi era riuscito a conquistare sui mercati internazionali, soprattutto occidentali. D'altra parte tutti sappiamo che Gheddafi, con il suo patrimonio personale, era azionista delle società più importanti, da quelle bancarie (Unicredit in testa), alla distribuzione di prodotti petroliferi (Tamoil e Q8), Assicurazioni e altre entità economiche. Aveva, in sostanza, capacità di condizionare gli equilibri di altri Stati.
Troppo "occidentale" per avere il sostegno della Lega Araba e soprattutto da Al Qaeda, che hanno di fatto dato il "via libera" alla sua distruzione...... come dire che senza la Libia il mondo arabo si rafforza.
Quindi, nessuna guerra per il petrolio come in Iraq, nessuna guerra per l'Uranio come in Kossovo, nessuna guerra per la necessità di smaltire le tonnellate di Uranio impoverito come nella ex Yugoslavia, ma solo una guerra "per non pagare i debiti".
Lo Yemen invece non ci interessa..... troppo lontano..... troppo piccolo..... nessuna risorsa e per questo è solo..... una questione interna.
01:16 Scritto da: enricorisolo | Commenti (9) | OKNOtizie
18/03/2011
ENERGIA NUCLEARE
Sarà per gli incidenti alle centrali nucleari in Giappone, ma il dibattito sul nucleare SI o nucleare NO non entra mai nel dettaglio; si discute su concetti sconosciuti alla stragrande maggioranza dei cittadini che, inconsapevolmente saranno chiamati (pare il 12 giugno) a scegliere se il governo debba continuare il progetto del nucleare o fermarsi.
Non oso pensare a quanti cittadini italiani sappiano come funziona una centrale nucleare, al di la degli effetti negativi che potrebbero derivare da un malfunzionamento o peggio ancora a un incidente.
L'energia prodotta da queste centrali non è altro che la trasformazione diell'energia "meccanica" prodotta da una turbina in energia elettrica: esattamente lo stesso principio delle pale eoliche e di ogni sistema che utilizza una turbina. La differenza sta nel "sistema" che fa muovere la turbina. Nelle centrali nucleari, la turbina è azionata dal vapore prodotto dal surriscaldamento dell'acqua, fatta "bollire" dal combustibile (uranio), materiale altamente radioattivo.
Io sono contrario al nucleare per una serie di motivi fra i quali il difficile smaltimento di questo combustibile una volta che questo ha esaurito la sua capacità di "far bollire l'acqua"
Inoltre, il rapporto costi/benefici non è a vantaggio dell'energia nucleare, almeno per la comunità; lo è sicuramente per le imprese che le costruirebbero e alle quali verrebbe affidata la gestione.
Ancora il mio scetticismo mi porta a pensare a cosa sia meno impattante sul territorio, se lo sia un sito attrezzato con un numero imprecisato di reattori che occupa 10 ettari o gli stessi 10 ettari con un numero di 200 pale eoliche, o magari 10 ettari di pannelli fotovoltaici...... o magari la stessa quantità di turbine di una centrale nucleare però azionate da vapore prodotto dalla combustione di biomasse (le biomasse sono materiali legnosi)
Per ultimo, non regge la giustificazione che intorno all'Italia esistono già una serie di centrali nucleari, perchè se pensiamo che le eventuali nostre centrali entrerebbero in funzione fra 15 o 18 anni, è verosimile pensare che fra 15 o 18 anni le centrali esistenti saranno già ferme, come ha dichiarato la stessa Germania.
Ma questo è un discorso che la politica non farà mai ai suoi cittadini, perchè un popolo informato è difficilmente malleabile.
01:50 Scritto da: enricorisolo | Commenti (4) | OKNOtizie
16/03/2011
LA SITUAZIONE
Osservando i contenuti dell'azione di questo governo, si vede come il partito di maggioranza relativa presente in Parlamento non si riconduce a una matrice classica del centro-destra, e nonostante i volti noti del PDL si auto-referenziano a una destra moderna, di fatto risaltano esclusivamente le caratteristiche di idolatria verso un progetto nel quale emerge l'interesse all'arricchimento di una ben definita classe sociale. Chi come me non si sente scandalizzato dalla mancata distribuzione della ricchezza, non appartenendo ideologicamente a una sinistra radicale nei principi, credo stia attraversando una sorta di rimorso di coscienza per aver contribuito all'affermazione di questa classe dirigente; una ribellione interna verso questa classe dirigente che ha tradito soprattutto gli elettori che li hanno votati, o almeno quella parte di elettori sui quali è caduta l'insoddisfazione per quei cambiamenti tanto annunciati e che sono stati accantonati. Ma soprattutto da fastidio l'idea che per il fatto di aver avuto la fiducia degli elettori, questa maggioranza sente l'arroganza di cambiare i principi fondamentali senza cercare la condivisione di tutte le rappresentanze politiche, giocandosi la credibilità attraverso un Referendum popolare, che provvederà a contaminare con la solita tecnica della sublimazione ad opera del sistema televisivo. Ma l'aspetto più interessante è notare come coloro che sentono di rappresentare realmente il centro-destra si trovano a proprio agio a confrontarsi con gli avversari politici, e non solo per una forma di contrapposizione al Berlusconi pensiero, ma certamente perchè è necessario confrontarsi sulla correzione di alcuni articoli della Costituzione, che sono necessari per la normale evoluzione della società. E se a questo si aggiunge la volontà di difendere alcuni capisaldi di un sistema democratico come il sistema giudiziario (non la magistratura), ecco che non deve apparire scandaloso che una destra che lascia il contenitore del PDL (e mi riferisco a Fini) discuta con il centro-sinistra su come avviare alcune riforme. E non deve neanche apparire scandaloso che questa destra risulti sensibile ad alcuni temi che, per logica elettorale, sono stati sempre abbinati a una posizione di sinistra.
Se il nostro Paese deve per forza di cose confrontarsi con una politica europea, è sempre più necessario affermare i principi da cui non allontanarsi, evitando quindi di restare vittima di un sistema che risponde sempre più alle logiche economiche e sempre meno a quelle sociali: su questo concetto non deve esserci discussione fra destra e sinistra.
Bisogna fare fronte comune per difendere la nostra storia, fatta di tante battaglie anche recenti sull'acquisizione di diritti dei cittadini, nel mondo del lavoro come in quello dei servizi, nel diritto allo studio come nella libertà di scegliersi il percorso di vita senza doversi "apparentare" con questa o quella politica.
Il futuro della prossima generazione ce lo siamo già giocato, e per rendersene conto basta sapersi guardare intorno, basta rendersi conto di come i nostri figli, onesti e figli di padri onesti, non possono competere con quelli disonesti figli di padri disonesti; e oggi non saprei più dire chi sono in maggioranza.
01:41 Scritto da: enricorisolo | Commenti (4) | OKNOtizie
23/01/2011
PER UNA RIFLESSIONE
Questo post riprende una lettera di un sacerdote, ripresa dall'Avvenire, che dovrebbe dare qualche spunto di riflessione. La pubblico integralmente, compreso il titolo, sperando che susciti le giuste riflessioni e magari un po' di sostegno.
La satira tv che ferisce
Sono un prete stufo di fango
Sono un uomo che come tanti lotta, soffre, spera. Che si sforza ogni giorno di essere più uomo e meno bestia. Sono un uomo che rispetta tutti e chiede di essere rispettato. Che non offende e gradirebbe di non essere offeso, infangato. Da nessuno. Inutilmente. Pubblicamente. Vigliaccamente.
Sono un prete che lavora e riesce a dare gioia, pane, speranza a tanta gente bistrattata, ignorata, tenuta ai margini. Un prete che ama la sua Chiesa e il Papa. Un prete che non vuole privilegi e non pretende di far cristiano chi non lo desidera, che mai si è tirato indietro per dare una mano a chi non crede.
Un prete che, prima della Messa della sera, brucia incenso in chiesa per eliminare il fetore sprigionato dalle tonnellate di immondizie accumulate negli anni ai margini della parrocchia in un cosiddetto cdr e che vanno aumentando in questi giorni.
Sono un prete che si arrabbia per le inefficienze dello Stato ai danni dei più deboli e indifesi. Che organizza doposcuola per bambini che la scuola non riesce ad interessare e paga le bollette di luce e gas perché le case dei poveri non si trasformino in tuguri.Sono un prete, non sono un pedofilo.
So che al mondo ci sono uomini che provano interesse per i bambini e, in quanto uomo, vorrei morire dalla vergogna. So che costoro sono molti di più di quanto credono gli ingenui. So anche che poco o nulla finora è stato fatto per tentare di capire e curare codesta maledizione.
Piaga purulenta la pedofilia. Spaventosa. Crudele. Vergognosa. Tra coloro che si sono macchiati di codesto delitto ci sono padri, zii, nonni, professionisti, operai, giovani, vecchi e anche preti.
Giovedì sera, trasmissione Annozero di Michele Santoro. Tantissimi italiani guardano il programma. Si discute di Silvio Berlusconi. Alla fine esce, come al solito, il signor Vauro con le sue vignette che dovrebbero far ridere tutti e invece, spesso, mortificano e uccidono nell’animo tanti innocenti. Ma non si deve dire. È politicamente scorretto. È la satira. Il nuovo idolo davanti al quale inchinarsi. La satira, cioè il diritto dato ad alcuni di dire, offendere, infangare, calunniare gli altri senza correre rischi di alcun genere. Una vignetta rappresenta il Santo Padre che parlando di Berlusconi dice: «Se a lui piacciono tanto le minorenni, può sempre farsi prete». Gli altri, compreso Michele Santoro, ridono. Che cosa ci sia da ridere non riesco a capirlo. Ma loro sono fatti così, e ridono. Ridono di un dramma atroce e di innocenti violentati. Ridono di me e dei miei confratelli sparsi per il mondo impegnati a portare la croce con chi da solo non ce la fa. Ridono sapendo che tanta gente davanti alla televisione in quel momento si sente offesa in ciò che ha di più caro e soffre. Soffre per il Santo Padre offeso e perché la menzogna, che non vuol morire, ancora riesce a trionfare. Per bastonare Berlusconi, si fa ricorso alla calunnia. E gli altri ridono.
Vado a letto deluso e amareggiato, sempre più convinto che con la calunnia e la menzogna – decrepite come la befana o come le invenzioni di qualche battutista e di qualche sussiegoso giornalista-presentatore televisivo – non si potrà mai costruire niente di nuovo e stabile. E il giorno dopo scopro che alla Rai, finalmente, stavolta qualcuno s’è indignato. Spero solo che adesso Vauro e Santoro e qualcun altro che non sto a ricordare non facciano, loro, le vittime. E che in Italia ci sia più di qualcuno che comincia a farsi avanti e, senza ridere, dice chiaro e tondo che non si può continuare a infangare impunemente quegli onesti cittadini dell’Italia e del mondo che sono i preti.
13:29 Scritto da: enricorisolo | Commenti (14) | OKNOtizie
21/01/2011
TEMA DEL GIORNO.....
E cercate di finirla una buona volta, perchè la verità è una sola: SIETE INVIDIOSI.
L'invidia verso Berlusconi si evidenzia con tutto l'accanimento possibile, e non sono sufficienti gli appelli alla libertà di stampa o al principio costituzionale che "la legge è uguale per tutti" perchè si cerchi di convincere il Presidente del Consiglio a presentarsi ai PM milanesi; perchè dobbiamo avere l'onestà di ammettere che questo è un accanimento di una certa magistratura politicizzata, che non accetta il voto democraticamente espresso dalla maggioranza degli italiani. E fa bene il Presidente del Consiglio a dire che la riforma della Giustizia è necessaria, perchè questo è un Paese che ha degli obbrobri giuridici sui quali bisogna immediatamente intervenire..... lo chiedono gli italiani.... come dicono tutti i sondaggi che vedono il gradimento verso Berlusconi al 62%.
Certi Magistrati dovranno essere veramente puniti. Ma insomma, non esiste un altro Paese in cui i Magistrati possono decidere chi deve governare..... sono dei comunisti....... e devono essere puniti.
E basta con questi programmi televisivi che gettano fango, bisogna fare veramente un referendum per abolire il canone Rai, perchè non è possibile che con i soldi dei cittadini si paghino certi comunisti travestiti da conduttori, che fanno delle trasmissioni che disinformano i cittadini sulle vere attività del Premier. Io inviterei tutti quei cittadini che dubitano sulla nota umanità di Berlusconi a scrivergli, a chiedergli un aiuto anche economico, perchè sicuramente troverà il modo di elargire qualche migliaia di euro; è inutile che vi suggerisca di non scrivergli se siete di sesso maschile, anzi vi suggerisco di non scrivergli se non siete delle belle ragazze, certo però che se siete anche un po' troie sarebbe anche meglio.
E poi, tutti quei politici che sono stati eletti nelle fila del Premier e che gli hanno vigliaccamente voltato le spalle, sono degli ingrati, non possono essere più "candidati", dovranno andare a zappare la terra perchè quello è il loro posto; prendano esempio dai fedeli Gasparri, Cicchitto, Santanchè (e smettetela di chiamarla Santadechè.... un po' di rispetto per una rappresentante degli italiani... cribbio!)
Va beh! non so se sono riuscito a convincervi, un po' di preoccupazione però mi è rimasta. Mi preoccupo per la facilità con cui diversi deputati stanno dimostrando che è più produttivo rinforzare la maggioranza, e assistendo (anche dalle donne del Partito di Berlusconi) al modo in cui la difendono, comincio a sospettare che il capitale di Berlusconi scenderà di qualche punto.
Ad Majora!
01:04 Scritto da: enricorisolo | Commenti (4) | OKNOtizie
08/01/2011
IL POTERE DELLA COMUNICAZIONE
Uno dei migliori sistemi che consente di controllare i popoli è quello di tenerli all'oscuro di quello che succede, e di iniettare sul mercato delle informazioni solo quelle notizie che servono per accentrare l'attenzione su quello che è conveniente. La sublimazione è una tecnica che consente di far accettare ogni cosa al popolo dei “non pensanti”, che è necessaria una guerra per fermare il dittatore di turno, giustificandone le motivazioni con la necessità di interrompere l'irruenza del terrorismo (qualunque). Personalmente ritengo sconcertanti le parole dei vari ministri della nostra Repubblica che si affannano a dichiarare che le nostre truppe oltre confine hanno il compito di difendere il popolo italiano dal terrorismo. Molti di noi non sanno che gli americani e gli inglesi (solo loro), stanno “pompando” petrolio dalle riserve irachene da almeno 4 anni, che le petroliere che navigano il Golfo Persico, dal porto di Bassora, sono della società texana della famiglia Bush e della società inglese British Petroleum (quella del disastro sulle coste del Messico), ma l'Italia continua a comprare il petrolio dalla Libia e il Gas dall'Algeria e dalla Russia. Questo significa che l'Italia è partecipe a proprie spese dell'arricchimento degli USA e della GB, le quali fanno poi fallire la Lemmans & Brother, mettendoci nei casini con la crisi economica.
Molti di noi non sanno che la guerra in Afghanistan cerca di fermare la produzione di oppio (la maggior fonte di reddito dei terroristi) attraverso l'occupazione fisica del territorio; ma se davvero vogliono distruggere tutte le colture di oppio, non sarebbe sufficiente bombardare le coltivazioni e non i villaggi?
Altro capitolo dell'informazione: I Palestinesi.
Che fine hanno fatto le rivendicazioni dei Palestinesi sulla striscia di Gaza e sulla Cisgiordania? Forse si sono messi d'accordo? I Palestinesi sono ancora dei terroristi? Lanciano ancora i missili sui territori israeliani. Gli insediamenti israeliani stanno continuando? E che fine ha fatto il Libano? Abbiamo anche laggiù dei nostri militari!
E no! In questi luoghi non ci sono risorse da sfruttare e quindi non sono importanti, anche perchè da un po' di anni il pericolo è Bin Laden, quel terrorista che gli Usa hanno addestrato e finanziato. Quel terrorista che detiene una buona fetta di investimenti economici in America, al pari di tanti altri “terroristi” che hanno pacchetti azionari anche in Italia, e Gheddafi, uno dei migliori amici del nostro Premier, ne è una testimonianza (Q8 petroleum, Fiat, Juventus, BNL ecc. ecc.)
Ecco a cosa mi riferisco quando dico che il problema più grosso non è la globalizzazione, essendo la globalizzazione “uno strumento” nelle mani delle potenze economiche, ma il concentramento delle risorse nelle mani di poca gente, anche perchè queste risorse prima o poi finiranno, e pare che ne abbiamo ancora per soli 20 anni..... e i tempi della politica, lo sappiamo, sono lunghi.
22:33 Scritto da: enricorisolo | Commenti (9) | OKNOtizie
04/01/2011
QUALE FUTURO VOGLIAMO
Sono stato piuttosto assente in questi ultimi tempi, impegnato soprattutto mentalmente, e mi fa molto piacere salutare quelle persone che mi hanno sollecitato ad essere più presente, pur comprendendone i motivi.
Ciao Carlo, ciao Antonio e ciao Tina...... grazie per la considerazione che avete avuto di me.
Da dove riprendo? Ci sarebbero diversi temi da sviluppare, dal caso Battisti alla situazione della Fiat, della crisi politica italiana, delle vicende orribili di Sara Scazzi, di Yara, delle stragi di Cristiani in Paesi mussulmani e delle stragi di mussulmani per mano dei loro stessi fratelli di religione. Sono tante le notizie che hanno riempito i giornali, che hanno scatenato conflitti ideologici che ancora con più determinazione hanno contribuito a inasprire la convivenza, che hanno diviso la società, e che hanno portato la società stessa a dividersi su temi che la stessa classe dirigente decideva di innescare di volta in volta.
Se riuscissimo per un attimo a estranearci dai luoghi comuni che condizionano la nostra vita, e che ci rendono ingranaggi più o meno inconsapevoli di un meccanismo che ci vede sempre meno protagonisti, ci renderemmo subito conto di quanto sia aumentato il divario tra ciò che sarebbe necessario e ciò che realmente si presenta davanti a noi.
Ci potremmo chiedere per quali motivi nel terzo millennio ancora si facciano le guerre, ci potremmo chiedere come si fa ad accettare che la democrazia possa essere esportata con una guerra e come si fa a definire alcune guerre come "guerre giuste", ma soprattutto potremmo chiederci quale tipo di democrazia si vorrebbe esportare.
La risposta non può essere che una sola: è sbagliato il modello che stiamo inseguendo; è sbagliato il concetto che consente a una classe dirigente di governare il proprio popolo riconducendosi alla giustificazione che le ristrettezze economiche sono necessarie perchè richieste dalla comunità internazionale, quella comunità internazionale che di fatto non esiste, nemmeno in piccola parte; quella comunità internazionale che è stata costruita esclusivamente su parametri economici, lasciando i popoli che la compongono, mancante delle più elementari regole di convivenza: il diritto ai rispettivi diritti e doveri, perchè non può esistere una società che possa definirsi tale se il diritto individuale non viene garantito. L'immagine che si rafforza sempre di più è la separazione sempre più marcata di chi detiene la ricchezza e chi lavora per produrre questa ricchezza; è sempre più evidente l'esodo nelle fasce sociali più basse da parte della stragrande maggioranza dei cittadini e l'arricchimento di una piccola minoranza di uomini che, utilizzando anche la politica, determinano le condizioni che producono questi effetti.
Ma non è questo che dovrebbe indignare, bensì la generale incapacità di comprendere quanto ora più che mai bisognerebbe abbandonare quel latente servilismo che rappresenta la linfa vitale di questo sistema; quella corsa nello schierarsi dalla parte di quelli che si definiscono "imprenditori prestati alla politica", che nella politica stessa continuano a fare imprenditoria per fini personali.
Ma questo fenomeno non appartiene solo al nostro Paese, è in sostanza un modello che governa tutto il pianeta, che ha visto nella globalizzazione non la causa della crisi che attraversa il mondo industrializzato, ma l'effetto che si voleva raggiungere, perchè attraverso la globalizzazione si può controllare l'economia di ogni Paese, perchè attraverso la globalizzazione si definisce la potenza di uno Stato, che non è più tale in funzione della quantità di armamenti o dalle riserve auree, bensì dalla quota di possesso del debito degli altri Stati.
02:17 Scritto da: enricorisolo | Commenti (16) | OKNOtizie
15/12/2010
SI VA AVANTI?
Non sono arrabbiato.... neanche un po'. Non voglio neanche fare un'analisi di quello che è successo negli ultimi giorni, che sono culminati con una prova di forza alla Camera dei Deputati.
Sono decisamente preoccupato, perchè "il vincitore" non si accontenta di aver ottenuto una "fiducia"; vuole che l'avversario molli tutto e vada a casa, continuando a pensare che "chi sbaglia" deve pagare, confermando, per bocca di ogni fedele rappresentante berlusconiano, che c'è UN vincitore e UNO sconfitto. Non è ammesso il dissenso, quel dissenso che Fini aveva manifestato già da qualche tempo e che gli era costato l'accusa di incompatibilità; e sorvoliamo anche sulla domanda che ci dovremmo fare un po' tutti: incompatibile a che cosa?
Lo sconfitto ha fallito, e nel modo di pensare di Berlusconi, chi perde deve lasciare. Berlusconi in questi anni ha perso diverse volte..... e non ha mai lasciato...... ma ora che succede?
Succede che quei 314 deputati che hanno dato la fiducia sono convinti che avranno il seggio garantito alle prossime elezioni; questo e non altro può essere il motivo del loro voto, anche se molti di loro ancora non sanno che le prossime elezioni non avranno lo stesso sistema elettorale, difficilmente potranno essere "nominati", anche se questa legge elettorale dovesse restare tale, perchè altre saranno le new-entry; qualche indagato avrà bisogno di tutela e altre belle ragazze chiederanno il conto, ma soprattutto non potranno sostituire quelli che hanno manifestato fedeltà.
Ma ora ci sarà bisogno dei voti per approvare i prossimi decreti: quello sui rifiuti a Napoli, quello sulla riforma Gelmini, la mozione di sfiducia a Bondi, i decreti attuativi sul federalismo ma soprattutto il voto sulla legge che Calderoli ha presentato per escludere dalla punibilità un folto gruppo di leghisti..... a questo si aggiunge il giudizio della Consulta sulla costituzionalità del "Legittimo impedimento" che, se l'11 gennaio dovesse essere bocciato vedrà Berlusconi a processo. Per far approvare queste leggi dovrà ripetersi tutto quello che è successo ieri, dovrà quindi votare lo stesso Berlusconi e tutta la squadra di governo al completo...... niente assenti, nemmeno i ministri..... altrimenti non ci saranno i numeri.
Io sono stato Berlusconiano, l'ho votato questo PDL, perchè rappresentava la mia parte politica di riferimento; ora non lo è più..... ma non solo perchè sono catturato da simpatie per la politica che Fini cerca di proporre; non lo sono più perchè non posso sostenere una politica in cui le idee degli altri non contano, una politica che si fonda sull'idolatria verso un leader, soprattutto se questo leader dispone di immense ricchezze e straripante potere; nella politica si vince e si perde, ma quando non si hanno i numeri, questi non si possono comprare, sia in termini economici che in termini di promesse.
E non può essere liquidato il dissenso delle piazze con la solita osservazione: sono dei delinuenti.
No, cari signori deputati, cari signori giornalisti, conduttori, veline e intellettuali vari, di una e dell'altra parte. Quelli che manifestavano erano "disperati dalla loro condizione", e se è vero (come può essere anche vero) che erano presenti anche diversi provocatori, c'erano migliaia di pacifici dimostranti, che non possono essere liquidati come "cattivi ragazzi". Erano ragazzi, la generazione del futuro, quelli che governeranno la futura Italia; e a loro devono essere spiegate le ragioni della crisi; a loro deve essere spiegato perchè 1 giovane su 5 è senza lavoro, a loro deve essere spiegato che bisogna "stringere la cinghia", ma a loro deve essere dato un buon esempio; perchè se lasci i ragazzi senza un lavoro non puoi continuare ad avere i privilegi di parlamentare, che essendo tanti non sto quì ad elencare. No caro Governo, di fronte a questa situazione è facilissimo diventare un "black-bloc"...... lo diventerei anch'io se non avessi niente.
23:28 Scritto da: enricorisolo | Commenti (11) | OKNOtizie
15/11/2010
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
Non rimane neanche il normale senso del pudore; si lanciano gli appelli al popolo sovrano, quel popolo che ha votato questa maggioranza due anni e mezzo fa, di cui anche io facevo parte, considerando che il fatto di averli votati comporta una fiducia incondizionata e a tempo indeterminato, senza che sia contemplato un ripensamento.
Questa maggioranza, nel cui mandato ha sempre marcato il fatto che essendo stati votati dal popolo, gli è stato consegnato il diritto alla poltrona per 5 anni, a prescindere dall'azione di governo, invoca sempre “il popolo sovrano”, quel popolo che molto raramente è stato destinatario di un'azione di governo.
Quel popolo sovrano a cui questa maggioranza non ha saputo dare nessun segnale importante, e pur essendo vero il merito di aver mantenuto gli impegni sul fronte dei conti pubblici (riconosciuto dai tecnici internazionali della finanza), poco o niente ha fatto per dare a quel popolo sovrano un'aspettativa di miglioramento della qualità della vita, un progetto su cui investire, e seppur mantenendo quei famosi conti in ordine, lo ha fatto impegnando le risorse che avrebbe dovuto impegnare per creare un tamponamento all'emorragia di posti di lavoro.
Troppo facile governare in questo modo, e per fare quello che è stato fatto sarebbe stato sufficiente un commercialista e non un Ministro dell'economia, anche se Tremonti è proprio un commercialista.
Far quadrare i bilanci mettendo nel fabbisogno solo le entrate è cosa facile: entra 10, spendo 10 e siamo a posto..... il governo “del fare”.
Anche il più acceso sostenitore di Berlusconi dovrebbe avere qualche difficoltà a sostenerlo, e se è comprensibile che lo faccia l'elettorato della Lega, che risulta avere maggiori attenzioni, non si riesce a capire come possa essere sostenuto nel resto dell'Italia.
Facendo una carrellata dei punti del programma con cui ha vinto le elezioni, si giustifica come pochissimo (se non niente) sia stato prodotto in questi 2 anni e mezzo, seppur l'applicazione di qualche punto avrebbe prodotto notevoli risparmi:
La soppressione delle Province:
Gli amministratori provinciali eletti sono circa 6.000 e che solo di stipendio costano ai contribuenti qualcosa come 500 milioni di euro all'anno, e se si aggiungono gli oneri accessori (portaborse, auto blu, personale di scorta e privilegi vari) le province costano qualcosa come 3 miliardi l'anno.
Infrastrutture
Difficile quantificare quanti posti di lavoro si sarebbero mantenuti, ma certamente il lavoratore “attivo” avrebbe prodotto un reddito sul quale sarebbero state pagate le tasse; e il conto è presto fatto: se vengono erogati 1,5 miliardi di ammortizzatori sociali, in caso di forza lavoro “attiva” lo Stato avrebbe avuto 2 miliardi di tasse da lavoro in più.
Solo con questi 2 punti si avrebbe avuto 5 miliardi a disposizione, da destinare alla produttività attraverso dei sostegni mirati alla piccola e media impresa che produce.
Ma questo avrebbe danneggiato il “nepotismo”, avrebbe rotto l'equilibrio con quelle forze politiche che hanno necessità di radicare il loro potere sul territorio; senza le province si sarebbe potuto davvero avvicinare il cittadino alle Istituzioni Centrali, e soprattutto non avremmo avuto la guerra fra poteri regionali di diversa connotazione politica, come avviene nella mia regione dove un Presidente di sinistra (Vendola) scarica sulle province governate dal PDL (come la mia) i costi dei servizi essenziali in passivo (come il trasporto pubblico).
E' necessaria una svolta, ma non solo di persone quanto di “sistema”, la frammentazione dello Stato espressa con il federalismo sarà distruttiva in termini di unità nazionale, e Fini dovrebbe rivalutare il suo pensiero sul fatto che il Federalismo può essere una risorsa per il Sud; io voglio uno Stato che provveda ai bisogni dei suoi cittadini, e che lo faccia direttamente e non attraverso le Regioni.
Via tutte le poltrone periferiche, via le province e anche le Regioni, via gli Enti assistenziali, via le ASL e via tutti gli organismi che servono solo ad assegnare poltrone alla classe politica dirigente.
Lo Stato faccia lo Stato.
23:39 Scritto da: enricorisolo | Commenti (10) | OKNOtizie
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
Non rimane neanche il normale senso del pudore; si lanciano gli appelli al popolo sovrano, quel popolo che ha votato questa maggioranza due anni e mezzo fa, di cui anche io facevo parte, considerando che il fatto di averli votati comporta una fiducia incondizionata e a tempo indeterminato, senza che sia contemplato un ripensamento.
Questa maggioranza, nel cui mandato ha sempre marcato il fatto che essendo stati votati dal popolo, gli è stato consegnato il diritto alla poltrona per 5 anni, a prescindere dall'azione di governo, invoca sempre “il popolo sovrano”, quel popolo che molto raramente è stato destinatario di un'azione di governo.
Quel popolo sovrano a cui questa maggioranza non ha saputo dare nessun segnale importante, e pur essendo vero il merito di aver mantenuto gli impegni sul fronte dei conti pubblici (riconosciuto dai tecnici internazionali della finanza), poco o niente ha fatto per dare a quel popolo sovrano un'aspettativa di miglioramento della qualità della vita, un progetto su cui investire, e seppur mantenendo quei famosi conti in ordine, lo ha fatto impegnando le risorse che avrebbe dovuto impegnare per creare un tamponamento all'emorragia di posti di lavoro.
Troppo facile governare in questo modo, e per fare quello che è stato fatto sarebbe stato sufficiente un commercialista e non un Ministro dell'economia, anche se Tremonti è proprio un commercialista.
Far quadrare i bilanci mettendo nel fabbisogno solo le entrate è cosa facile: entra 10, spendo 10 e siamo a posto..... il governo “del fare”.
Anche il più acceso sostenitore di Berlusconi dovrebbe avere qualche difficoltà a sostenerlo, e se è comprensibile che lo faccia l'elettorato della Lega, che risulta avere maggiori attenzioni, non si riesce a capire come possa essere sostenuto nel resto dell'Italia.
Facendo una carrellata dei punti del programma con cui ha vinto le elezioni, si giustifica come pochissimo (se non niente) sia stato prodotto in questi 2 anni e mezzo, seppur l'applicazione di qualche punto avrebbe prodotto notevoli risparmi:
La soppressione delle Province:
Gli amministratori provinciali eletti sono circa 6.000 e che solo di stipendio costano ai contribuenti qualcosa come 500 milioni di euro all'anno, e se si aggiungono gli oneri accessori (portaborse, auto blu, personale di scorta e privilegi vari) le province costano qualcosa come 3 miliardi l'anno.
Infrastrutture
Difficile quantificare quanti posti di lavoro si sarebbero mantenuti, ma certamente il lavoratore “attivo” avrebbe prodotto un reddito sul quale sarebbero state pagate le tasse; e il conto è presto fatto: se vengono erogati 1,5 miliardi di ammortizzatori sociali, in caso di forza lavoro “attiva” lo Stato avrebbe avuto 2 miliardi di tasse da lavoro in più.
Solo con questi 2 punti si avrebbe avuto 5 miliardi a disposizione, da destinare alla produttività attraverso dei sostegni mirati alla piccola e media impresa che produce.
Ma questo avrebbe danneggiato il “nepotismo”, avrebbe rotto l'equilibrio con quelle forze politiche che hanno necessità di radicare il loro potere sul territorio; senza le province si sarebbe potuto davvero avvicinare il cittadino alle Istituzioni Centrali, e soprattutto non avremmo avuto la guerra fra poteri regionali di diversa connotazione politica, come avviene nella mia regione dove un Presidente di sinistra (Vendola) scarica sulle province governate dal PDL (come la mia) i costi dei servizi essenziali in passivo (come il trasporto pubblico).
E' necessaria una svolta, ma non solo di persone quanto di “sistema”, la frammentazione dello Stato espressa con il federalismo sarà distruttiva in termini di unità nazionale, e Fini dovrebbe rivalutare il suo pensiero sul fatto che il Federalismo può essere una risorsa per il Sud; io voglio uno Stato che provveda ai bisogni dei suoi cittadini, e che lo faccia direttamente e non attraverso le Regioni.
Via tutte le poltrone periferiche, via le province e anche le Regioni, via gli Enti assistenziali, via le ASL e via tutti gli organismi che servono solo ad assegnare poltrone alla classe politica dirigente.
Lo Stato faccia lo Stato.
23:37 Scritto da: enricorisolo | Commenti (0) | OKNOtizie
08/11/2010
7 NOVEMBRE 2010
In questi giorni tanti si chiedono quale sia il progetto di Fini dopo Perugia.
Per la verità chi si pone queste domande sarà certamente stato poco attento agli eventi che hanno segnato questi difficili anni in cui Fini ha più volte fatto segnare il passo al Centro-destra.
Fini è un politico che ama una linea politica ben precisa, che va dal sistema maggioritario al Presidenzialismo, implicando in questo scenario la figura di un leader, ma ha più volte dimostrato che la politica è un mestiere, che i tempi della politica non sono immediati, conscio del fatto che il corpo elettorale deve metabolizzare la proposta prima di identificarsi in questa.
Fini non è un subalterno, qualunque sia la sua forza numerica; e la sua presenza nel PDL non poteva essere considerata ingombrante. Più volte aveva manifestato insofferenza nell'essere considerato una ruota di scorta, contestando la linea univoca di Berlusconi e la mancanza di contraddittorio, essendo evidente che Berlusconi volesse tenerlo lontano dalla politica attiva, nominandolo Presidente della Camera e confrontandosi con i suoi “colonnelli”, certo che sarebbero stati più malleabili, come infatti così è stato.
Diversi erano stati gli avvertimenti, e già in tempi ormai remoti c'erano state delle avvisaglie, ma Berlusconi le ha sottovalutate, lasciando trasparire troppa superficialità, dimenticando che Fini è un uomo “di Stato”, un politico di mestiere, e soprattutto pensando che tutti gli italiani fossero solo “pizza e mandolino”, che sarebbe stato sufficiente la promessa che tutto sarebbe andato bene, per mantenere il consenso.
Ma dove andrà adesso Fini?
Niente di più semplice! Vuole sostituire Berlusconi nella leader-ship del centro-destra. E lo vuole fare “riammettendo” tutti coloro che ne sono usciti perchè schiacciati dalla personalità forte di Berlusconi, sfruttando il momento più difficile per Berlusconi, che riconduce tutto entro i tempi fatidici del 14 dicembre, quando la Consulta dichiarerà illegittimo il “legittimo impedimento”; e quindi riprenderà il processo Mills, per il quale la sua condanna è già stata scritta, essendo l'avvocato Mills stato già condannato anche in appello; e se è stato accertata la sua corruzione, logica vuole che sia stato identificato il corruttore.
Per questo sarebbe più conveniente per Berlusconi accettare la proposta di Fini, che gli permetterebbe di continuare a fare il Presidente del Consiglio di una maggioranza che consentirebbe il voto al “Lodo Alfano Costituzionale”, avendo Casini dichiarato il suo consenso.
Ma questo significherebbe accettare la sudditanza verso Fini, quindi Berlusconi deve decidere se perdere lo scettro e fare il figurante...... o andare in galera, o fare il biglietto per Antigua.
In tutto questo si inserisce la “non governabilità”, e Fini con quest'ultimo passaggio ha inferto il colpo finale.
Resta da condividere o meno i contenuti della proposta fatta da Fini, e se i tempi scelti siano opportuni. Certo, se diamo retta a chi dice che una crisi di governo provoca “sfiducia internazionale” gli effetti potrebbero essere negativi; ma se invece fosse proprio la comunità internazionale a guardare benevola all'uscita di scena del “ghe pensi mi” di turno?
Il giudizio negativo non è su tutta l'azione del governo, tanto che viene condivisa la quasi totalità del lavoro di Tremonti, di Maroni, di Brunetta; ciò che non viene più sopportato è la tendenza di Berlusconi a considerare il Paese Italia come la sua azienda.
12:36 Scritto da: enricorisolo | Commenti (5) | Tag: politica, fini, berlusconi | OKNOtizie
27/10/2010
CAPITOLO SECONDO
Una Europa Unita, marcatamente di carattere economico, altro non è che la tomba di una cultura politica in grado di stabilire delle regole comuni che consentano la convenienza per gli stessi cittadini a sentirsi parte di una grande comunità.
Di fatto, l'unica priorità appare quella di mettere a posto i conti di una situazione che le stesse lobby economiche hanno prodotto; costi che sono ricaduti sugli stessi cittadini europei, e in misura più pesante negli Stati membri i cui i governi sono rappresentati da politici che non hanno una cultura da Statista, perchè provenienti dal mondo dell'economia. Questo può portare certamente all'equilibrio dei conti pubblici, ma se le soluzioni viaggiano solo sul binario del risanamento, senza che venga messa mano sulla qualità della vita degli stessi cittadini, si otterrà solo un'impoverimento degli stessi cittadini a vantaggio di quegli Stati che si affacciano all'Unione Europea.
Si potrebbe obiettare con il fatto che la stessa Italia è stata (e lo è ancora) destinataria di finanziamenti da parte della Comunità Europea, ma se oggi la forza imprenditoriale Italiana si sposta in questi Paesi in via di sviluppo, e al contrario non è successo negli anni precedenti..... qualcosa non ha funzionato!
In sostanza, se oggi la Fiat si sposta in Serbia o in Romania e Polonia, è solo perchè ciò che muove l'economia è solo il vantaggio, sia in termini di costo del lavoro che in termini fiscali.
Tutto questo perchè la politica nostrana si è impegnata in attività che hanno privilegiato interessi tutt'altro che di governo del Paese; i nostri politici hanno concentrato i propri pensieri sulle rivendicazioni della Lega e sulle riforme necessarie a Berlusconi.
Non si sono visti sforzi che avrebbero dovuto agevolare la crescita della produttività, al contrario si è assistito passivamente alla chiusura di diverse realtà produttive. Ci sarebbe stato bisogno di sostegno alle aziende in crisi, al pari degli interventi effettuati sulle banche, magari anche statalizzando quelle imprese sane sotto l'aspetto economico ma in crisi di produttività.
Ma questo non è nella visione di un imprenditore che svolge attività politica, che invece di consentire un ricambio della vecchia classe politica, ha consentito la formazione di una casta formata dagli stessi imprenditori.
In questo contesto sono “esplose” situazioni come quella di Fini, e come la dirompente discesa in campo di Vendola...... e ne rappresento solo queste perchè altre non ce ne sono.
Ecco perchè è necessario dare fiducia a queste due figure, magari rispettandone le singole collocazioni politiche; ma essendo necessario dare uno stop a questa fase, la parola “compromesso” (per dirla con le parole di Fini), non deve essere vista come la possibilità di un “inciucio”.
Ora è necessario sviluppare dei punti fermi su quello che sarà il nostro futuro di italiani, è necessario riscrivere quelle regole che hanno portato la situazione attuale, quella situazione che consente alla casta politica il vantaggio di formare la stessa casta che dovrà governare, quella casta che non è “legata” ai cittadini ma solo al pensiero di chi la rappresenta.
Non è un tabù parlare di questo, e gli stessi sostenitori di questa maggioranza dovrebbero accettare questo percorso; percorso che si potrà ottenere mettendo da parte il “Berlusconi-pensiero”.
Poi ognuno per la propria strada, gli elettori di centrodestra si organizzeranno scegliendosi il loro Leader politico e quelli di centrosinistra potranno scegliere se puntare su Vendola o su qualcun'altro... ma quest'ultima sarebbe una scelta che personalmente non mi interessa.
12:22 Scritto da: enricorisolo | Commenti (7) | OKNOtizie
23/10/2010
IL FALLIMENTO DELLA POLITICA (Capitolo 1°)
Per poter fare una riflessione asettica sul momento politico, non possiamo fare a meno di ammettere l'evoluzione della forma Repubblicana della nostra Italia e di come gli eventi successivi al dopoguerra fino ai nostri giorni stiano condizionando le regole della politica.
Se da una parte appaiono determinanti i principi dettati dalla Costituzione Italiana, di fatto si inseriscono con difficoltà in un ambito più ampio come quello di una visione di Europa Unita, le cui regole vengono dettate troppo spesso da fattori contingenti come quello economico, giuridico e sempre più spesso legislativo.
Troppo spesso la vita dei cittadini viene condizionata da normative sovranazionali, i cui interessi vengono “mediati” con legislazioni culturalmente diverse, che comportano la rinuncia a situazioni conquistate dopo anni di lotte all'interno dei confini nazionali.
Il riferimento va al mondo del lavoro.
Pensare a un sistema di impresa localizzato in Italia, porta all'acquisizione di regole del lavoro che hanno strutturato sia gli interessi dell'imprenditore che dei lavoratori, che sono stati a volte sostenuti con interventi statali, visto il primario interesse dell'azienda a sopravvivere nonostante l'aumento dei costi.
Questo principio è venuto meno con l'avvio dell'idea di unificare l'Europa.
Cosa succede se un'azienda ha difficoltà a sostenere i costi di produzione in Italia? Semplicemente si de-localizza in Paesi dove la fiscalità è più vantaggiosa o addirittura nei Paesi che, sfruttando i fondi comunitari, erogano contributi alle aziende che impiantano in loco i propri stabilimenti, smentendo di fatto un principio fondamentale: la concorrenza.
In campo economico, l'Unione Europea, per i prossimi decenni, viaggerà necessariamente su due binari paralleli, ma che vedrà un gruppo di Stati cosiddetti “evoluti” che dovranno sostenere anche economicamente un altro gruppo di Stati, senza aver previsto degli “ammortizzatori” che compensassero lo spostamento della forza lavoro.
In campo legislativo, la stessa legislazione nazionale diventa oggetto di contenzioso riconducendola alla Corte di Giustizia Europea, per il fatto che i cittadini comunitari, avendo libera circolazione in tutti i Paesi membri, rivendicano uguaglianza di trattamento giuridico.
Vista nella prospettiva, e considerando uno stato di benessere economico, tutto questo può essere considerato una risorsa, ma se questo progetto viene attraversato da una crisi economica, deve essere interrotto; perché “la guerra” non può essere fatta tra “fratelli”, soprattutto perché i cittadini assistono sempre di più alla supremazia di chi ha più disponibilità economiche e a un impoverimento della classe medio-bassa.
La nostra classe politica è incapace di affrontare il governo del Paese, soprattutto per il fatto di non avere una cultura politica, andata in crisi proprio con l'avvento dell'idea di unificare l'Europa.
00:15 Scritto da: enricorisolo | Commenti (3) | OKNOtizie
24/09/2010
ISTRUZIONI PER L'USO
Cliccare su: http://www.stlucia.gov.lc/saint_lucia/links.htm
Nel primo elenco - Government Departments on the Web - click sul The National Printing Corporation
Apre il loro Home Page e, a destra, click su Letterheads
Si apre un pop up Letter Head Samples Click nel pop up sul primo esempio - ed eccolo .................. Da riempire come volete, e se volete potete mandarlo ai giornali........ Anzi a Il Giornale
22:42 Scritto da: enricorisolo | Commenti (18) | OKNOtizie
19/09/2010
ITALIANI..... BRAVA GENTE
Ho sempre guardato con attenzione alla gente che parla con chiarezza, che dice le cose che pensa anche a rischio di essere impopolare; e la mia età mi consente di tornare con la memoria ai tempi in cui gli scontri ideologici hanno portato l'Italia a quella falsa democrazia che adesso viviamo, ai tempi in cui la Democrazia Cristiana spadroneggiava sulla scena politica, rappresentando più un "luogo di comodo" che un partito politico, mentre a destra come a sinistra se le suonavano di santa ragione. Erano i militanti della sinistra e della destra ad essere "attivi", trascinati dai loro leader; chi non ricorda le "battaglie" nelle piazze tra quelli di sinistra e quelli di destra. Di fatto c'era che questi due schieramenti avevano dei leader degni di essere chiamati in questo modo: Giorgio Almirante e Enrico Berlinguer. Due leader che erano un riferimento per i militanti, due leader che quando stavano zitti permettevano ai propri militanti di scontrarsi, ma bastava una parola e tutti si calmavano.
Berlinguer e Almirante si rispettavano; ricordo che durante una manifestazione, mentre Berlinguer parlava da un palco, ad Almirante, che stava fra la gente ad ascoltare, gli fu fregato l'orologio; questo fatto arrivò alle orecchie di Berlinguer che immediatamente chiese che gli venisse restituito.... e così avvenne!
Io stesso, ammiratore di Almirante, rimanevo ammaliato dalla figura di Berlinguer. Stò parlando naturalmente di due politici che "facevano politica", che sono cresciuti a pane e politica.
Poi, come la legge della natura impone, anche le grandi persone muoiono...... e arriva lui......Berlusconi. Arriva (o per meglio dire: viene indicato dal Signore). Non ha un bagaglio politico ma ha vissuto degli effetti della politica, lontano anni luce da un bagaglio culturale che può tradursi in azione di governo. Ha i soldi... tanti soldi, che gli permettono di comprare i consensi attraverso la sua spiccata intelligenza e una buona dose di appoggi non ben identificati, e attraverso queste qualità comincia a capire in quale fascia della popolazione intervenire. Capisce che la popolazione italiana è divisa in tre fasce sociali: i borghesi, il "ceto medio" e la classe operaia. Naturalmente, essendo un imprenditore, non gli interessa la classe operaia, anche perchè sarebbe troppo dispendioso, e punta sul "ceto medio", considerando che la borghesia è lontana dalla sinistra, e considerando che il ceto medio rappresentava la fascia numericamente più consistente. Berlusconi divide la popolazione ancora in due categorie: quelli che hanno di che vivere e quelli che non ce la fanno. Con l'acuirsi della crisi economica, comincia a prevalere la fascia di quelli che non ce la fanno, perchè anche il ceto medio comincia ad avere difficoltà, e se la matematica non è un'opinione, se oggi andassimo alle elezioni anticipate, Berlusconi non avrebbe piùla maggioranza nel Paese. Per dirla tutta, neanche i partiti "anti-berlusconiani" avrebbero la maggioranza, e allora la sfida è quella di mettere insieme tutte quelle forze politiche che hanno come priorità il ritorno alla democrazia, alla legalità e alla pace sociale...... un nuovo Compromesso Storico!
Ma fino aquando gli italiani resteranno legati alla cultura dell'assistenzialismo, alla cultura del volemose bene, alla cultura del "a da passà a nuttata", ci porteremo addosso questo paradosso della politica.
20:14 Scritto da: enricorisolo | Commenti (6) | OKNOtizie

