23/10/2010

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA (Capitolo 1°)

 

Per poter fare una riflessione asettica sul momento politico, non possiamo fare a meno di ammettere l'evoluzione della forma Repubblicana della nostra Italia e di come gli eventi successivi al dopoguerra fino ai nostri giorni stiano condizionando le regole della politica.

Se da una parte appaiono determinanti i principi dettati dalla Costituzione Italiana, di fatto si inseriscono con difficoltà in un ambito più ampio come quello di una visione di Europa Unita, le cui regole vengono dettate troppo spesso da fattori contingenti come quello economico, giuridico e sempre più spesso legislativo.

Troppo spesso la vita dei cittadini viene condizionata da normative sovranazionali, i cui interessi vengono “mediati” con legislazioni culturalmente diverse, che comportano la rinuncia a situazioni conquistate dopo anni di lotte all'interno dei confini nazionali.

Il riferimento va al mondo del lavoro.

Pensare a un sistema di impresa localizzato in Italia, porta all'acquisizione di regole del lavoro che hanno strutturato sia gli interessi dell'imprenditore che dei lavoratori, che sono stati a volte sostenuti con interventi statali, visto il primario interesse dell'azienda a sopravvivere nonostante l'aumento dei costi.

Questo principio è venuto meno con l'avvio dell'idea di unificare l'Europa.

Cosa succede se un'azienda ha difficoltà a sostenere i costi di produzione in Italia? Semplicemente si de-localizza in Paesi dove la fiscalità è più vantaggiosa o addirittura nei Paesi che, sfruttando i fondi comunitari, erogano contributi alle aziende che impiantano in loco i propri stabilimenti, smentendo di fatto un principio fondamentale: la concorrenza.

In campo economico, l'Unione Europea, per i prossimi decenni, viaggerà necessariamente su due binari paralleli, ma che vedrà un gruppo di Stati cosiddetti “evoluti” che dovranno sostenere anche economicamente un altro gruppo di Stati, senza aver previsto degli “ammortizzatori” che compensassero lo spostamento della forza lavoro.

In campo legislativo, la stessa legislazione nazionale diventa oggetto di contenzioso riconducendola alla Corte di Giustizia Europea, per il fatto che i cittadini comunitari, avendo libera circolazione in tutti i Paesi membri, rivendicano uguaglianza di trattamento giuridico.

Vista nella prospettiva, e considerando uno stato di benessere economico, tutto questo può essere considerato una risorsa, ma se questo progetto viene attraversato da una crisi economica, deve essere interrotto; perché “la guerra” non può essere fatta tra “fratelli”, soprattutto perché i cittadini assistono sempre di più alla supremazia di chi ha più disponibilità economiche e a un impoverimento della classe medio-bassa.


La nostra classe politica è incapace di affrontare il governo del Paese, soprattutto per il fatto di non avere una cultura politica, andata in crisi proprio con l'avvento dell'idea di unificare l'Europa.

00:15 Scritto da: enricorisolo | Commenti (3) | OKNOtizie

Commenti

Ho scritto sulla UE, di come si era presentata e di come ha tradito ogni aspettativa che aveva creato.
Di fatto ha mostrato cosa voleva, una sola moneta per consentire all’FMI di ottenere condizioni favorevoli per poter applicare il suo programma di “liberismo selvaggio”.
Le normative che citi, si riferiscono sempre alle normative economiche, raramente a quelle legislative, quando vengono accolte dai paesi membri, sono sempre e solo a favore del sistema bancario e dell’imprenditoria, mai dalla parte di chi lavora.
I costi che il governo Italiano ha fatto scendere a favore delle imprese, sono quelle relative ai contributi assicurati, se 5 anni fa il lavoratore versava 10, anche l’impresa versava 10, oggi il lavoratore versa 10 e l’impresa versa 5, ma tutte le altre tasse e balzelli a carico dell’imprenditore restano.
In Italia, che fine fanno i fondi della UE?
Dici bene, (La nostra classe politica è incapace di affrontare il governo del Paese, soprattutto per il fatto di non avere una cultura politica, andata in crisi proprio con l'avvento dell'idea di unificare l'Europa).
Ma è incapace per inettitudine o per comodo?
Negli ultimi giorni ho sentito e letto alcune prese di posizione da parte del governo che mi hanno lasciata di sale.
Bertolaso che non rispetta la volontà dei cittadini di Terzino
La ministra ignorante che firma una circolare esplicita “I presidi che criticheranno il ministero dell’istruzione saranno sospesi a zero stipendio”
Il califfo che dichiara all’estero (germania) che il lodo alfano lo hanno scritto a sua insaputa…
Enrico, sei sicuro che siamo ancora in democrazia e non in un qualche paese dell’america latina e con un capo del governo alla Chavez?
Buon inizio settimana Enrico, bentornato ;-))

Scritto da: Tina | 25/10/2010

aaapperò! Scompari e poi ti ripresenti... a "capitoli"? Si preannuncia un programma di riflessioni, allora!!

Ciao Enrico e buon pomeriggio! Fermo restando che abbiamo una classe politica inetta, penso anche io che molti dei nostri guai siano riconducibilli all'entità sovranazionale che è stata chiamata "Unione Europea". Spesso, mi chiedo perché mai sia stata chiamata "unione", visto che di "unito" ha ben poco, se non regole economiche e finanziarie sempre più massacranti!

L'essenza dell'Unione Europea, oggi, è rappresentata unicamente da una "zona" di libero mercato e libera circolazione che garantisce, ai popoli che sono al suo interno, libertà di movimento, di investimento e di lavoro. Ma se in quella "zona", le regole non sono uguali per tutti è chiaro che, come tu dici, le aziende ricorrano alla "de-localizzazione"!

E' chiaro ma è anche aberrante! Se, per esempio, le mie regole sulla "sicurezza nei posti di lavoro", sul diritto ad una giusta retribuzione, alla rappresentatività sindacale, alle ferie, alla malattia, al riposo e tante altre.... nel paese vicino sono sconosciute oppure concedono meno ai "princìpi" cui la mia legislazione del lavoro si ispira, ma che senso ha tutto questo?

E' chiaro che "l'impresa" va dove l'operaio non va in ferie, dove l'operaio se si ammala non viene pagato, dove l'operaio invece di 100 euro l'ora ne costa 20... è chiaro per l'impresa, per la finanza, per chi specula!! Ma che vuol dire tutto questo? Che per evitare che la mia azienda delocalizzi, devo lavorare anche sabato e domenica, perché in Polonia lo fanno? Che devo lavorare senza tutele sindacali, perché in Romania è così?

E' chiaro un corno!! Questa, non è l'Unione Europea dei popoli, è l'Unione della finanza che si prende la sua rivincita!! L'Unione Europea, insieme all'altra balla che spacciano per "globalizzazione", sono fenomeni aberranti dietro cui c'è solamente la finanza... e null'altro! Non c'è alcun intento di perseguire l'unità dei popoli, innalzando il loro livello di vita. Semmai, si cerca di abbassare quello raggiunto da alcuni, perché troppo "esoso" economicamente, eliminando i "diritti" acquisiti in secoli di storia!

Guarda, è da un po che penso anche a quest'altra storia della "globalizzazione". Ma io dico: come accidenti si fa ad aprire le "porte" del commercio a paesi come la Cina, dove le libertà individuali sono un quarto di quelle raggiunte da noi... solamente perché, così, gente come Marchionne può minacciarci di "delocalizzare"? Tutto questo, non ha un senso... se non nella precisa volontà, da parte di chi è dietro l'economia, di creare nuovi schiavi, minacciando di andare là dove gli "schiavi" esistono ancora oggi.

Scritto da: Carlo | 25/10/2010

Io odio l'Europa unita perchè rappresenta la morte del continente europeo, glorioso nella cultura, nell'arte, nei principi, nei valori, nella vera unità innata di popoli diversi ma fraterni. Che cavolata l'Unione Europea, sin dal principio e nei presupposti.
Io odio l'Europa unita, perchè non unisce un cazzo.



Non è sbagliata la classe politica italiana, sono sbagliati gli italiani da cui emerge la classe politica. E non si tratta dell'italiano medio, parlo pure del mignolo e del pollice, dell'anulare e dell'indice.
Popolo di allenatori, di politici, di giornalisti...
E invece siamo un popolo di ottusi, egoisti e ipocriti, vanagloriosi e superbi, invidiosi.
Domani parlo dei pregi.

Scritto da: Giornalaio | 26/10/2010

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